Pensieri sparsi sulla percezione

Una delle prime cose che si avvertono quando si inizia un cammino, come può essere un’arte marziale o un corso di yoga, è un cambiamento della percezione del proprio corpo.

Se nella rincorsa della quotidianità l’attenzione è tutta riposta nel correre appresso agli eventi, durante la nostra lezione di yoga o di taichi scopriamo un poco noi stessi. Scopriamo così com’è difficile l’equilibrio, la rilassatezza totale del corpo, la concentrazione senza pensieri spuri che ci disturbano la mente.

Nel mio personale cammino, in questo momento mi trovo in un periodo in cui cerco la distensione muscolare massima. Quando sono nel letto cerco di respirare molto lentamente, molto dolcemente. Inseguo la sensazione di sprofondare nel materasso, di abbandonare totalmente il corpo.

Raggiunto questo stato di quiete assoluta, inizio a indagarmi. Cerco di percepire le gambe, lunghe e pesanti, cerco le mani, senza forza, la testa che affonda nel cuscino. Mi “guardo” e mi chiedo quale dei 5 sensi sto usando per percepirmi: ho gli occhi chiusi, non sento rumori, né odori né gusti, non sto toccando niente. Eppure avverto il mio corpo, come qualcosa al di là del ME.

Mio Zio Mario, praticante di Tensegrità, mi dice che la nostra percezione è posta in un punto preciso: sopra e dietro la nostra testa. Dice che abbiamo un corpo energetico. Dice che ci sono movimenti precisi atti a rinnovare l’energia del nostro corpo (mi aveva insegnato parecchi anni fa un massaggio ai piedi che effettivamente risveglia immediatamente le gambe!). In passato avevo pensato ci fosse una spiegazione scientifica a tutto quello che potevo vedere, incluse tutte le storie di mio Zio.

Da quando ho iniziato invece il mio percorso (consigliatomi proprio da lui), è iniziato in me un ribaltamento filosofico, che pone, come principio ultimo di tutto, la mia percezione (cogito ergo sum). “Conosci te stesso”, soleva ripetere Socrate. Effettivamente il primo passo per la conoscenza, per la verità, per vivere l’hic et nunc e quindi lo Zen, è proprio stare comodi, in silenzio e non far niente.

 

SORRISO-DI-BUDDHA

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