Stage del 20 Luglio

Come anticipato, sabato c’è stato lo stage di Tai Chi Chuan. Il maestro ha appositamente posticipato lo stage a questa insolita data (insolita per la calura tremenda!), per permettere anche ai suoi studenti di KarateDo di partecipare. Lo stage è iniziato alle 15 ed è durato poco più di 3 ore. Eravamo in 5 del corso di Tai Chi e ben 12 del corso di Karate. Mi tocca fare i complimenti ai colleghi “giapponesi” per la numerosa presenza!

Come si è svolta la lezione?

Abbiamo iniziato con il tipico riscaldamento:  le Otto pezze di Broccato. Dopodiché una bella tirata di fondamentali. A quel punto è iniziata la lezione vera e propria: il Tui Shou, la spinta con le mani. Per la buona riuscita dell’esercizio è fondamentale avere la bassa schiena molto sciolta e una bella apertura d’anca, in più bisogna essere molto morbidi. Probabilmente il vero fine di portare i karateka ad allenarsi con noi era insegnare la morbidezza e la cedevolezza.  La loro spinta era molto rigida. Veniva sì dal basso, da Hara (il nostro TanTien), ma il sistema spalla-braccio-polso era contratto, sia in difesa sia in attacco. Questo mi permetteva innanzitutto di stancarmi molto meno di loro, in più di avere un movimento molto elastico, a frusta.

La mia risposta difensiva era affidata solo all’anca e all’ispirazione. Ho capito bene cosa vuol dire cedere alla spinta dell’avversario per deviarlo circolarmente. Questo mi riusciva difficile con i compagni di TaiChi, perché pratichiamo in maniera molto morbida, dunque è difficile provare con mano la morbidezza contro la forza. La loro rigidità in attacco mi permetteva di sbilanciarli con molta facilità.  Diciamo che è stata un’ottima prova dell’efficacia della morbidezza.

La loro risposta difensiva era forza pura. Il mio attacco incontrava un muro. Essendo abituati a metterci più forza di me, deviavano con molta facilità il mio colpo. E’ vero, non riuscivano a sbilanciarmi, ma riuscivano a deviarmi quel tanto che bastava per poter liberare l’altro “tsuki”.

In seguito abbiamo praticato il Tui Shou in movimento, avanti e indietro. La difficoltà maggiore è la coordinazione. Io, di mio, ci impiego sempre un po’ a “registrare” movimenti nuovi, dunque devo ammettere che, anche se l’esercizio è molto interessante, non sono riuscito a ricavarci più di tanto.

L’esercizio successivo è il terzo Tui Shou. Esercizio che allena bene la mobilità dell’anca, in quanto si passa dalla postura Kun Tien Pu rivolta in avanti, al Kun Tien Pu rivolto all’indietro. Purtroppo non ho immagini o filmati che mostrino bene il movimento a parte l’immagine al link: http://www.kuoshu.net/tui_shou.php (nella nostra scuola la postura è molto bassa).

La lezione è proseguita con delle proiezioni. Qui la mano del maestro sui karateka si vedeva. La rotazione a compasso delle gambe la eseguivano molto bene, meglio di me. Dunque lo scambio tecnico in questo esercizio è stato  meno complementare, ma sicuramente molto utile, in quanto si imparava la medesima tecnica da un punto di vista molto simile.

Ogni esercizio è stato applicato con più compagni, in modo da adeguarsi alla forza e alla tecnica di ciascuno di loro. Questo modo di praticare arricchisce il bagaglio tecnico in modo inesprimibile. In più ad ogni esercizio il Maestro faceva domande a noi praticanti, sia per capire cosa stavamo imparando, sia per darci una pausa, data l’altissima temperatura.

La differenza che più mi ha colpito del mondo del Karate, è la differente respirazione e dunque il differente modo di portare l’attacco. Se da noi il respiro è morbido e continuo, loro hanno un’esplosività e un’istantaneità unica. Anche nel TaiChi ci sono colpi esplosivi, vengono detti Fa Jin. L’obiettivo del Maestro forse è avvicinare noi studenti di TaiChi, all’esplosività e alla dinamicità del Karate e rilassare e ammorbidire loro.

Inutile dire che lo stage è stato un successo sia a livello tecnico, ma anche a livello umano. Aiutarsi a vicenda, cercare di capirsi parlando due linguaggi differenti ha creato amicizia. Abbiamo, penso tutti, avuto la sensazione di far parte della stessa scuola. E questa forse è stato la cosa più bella di tutto lo stage.

Metto infine un’immagine del dojo, a ricordo della bella esperienza e del luogo dove ogni settimana karateka e taichisti sudano, faticano  e crescono insieme.dojo

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