Pratica e Lettura

In questo periodo mi sto rendendo conto come per un praticante di un arte e nel caso specifico di un Arte Marziale un aspetto che viene spesso tralasciato nell’insegnamento nel dojo è l’aspetto culturale. Dalla mia esperienza ho visto che l’insegnamento avviene in modo diretto attraverso l’imitazione del maestro e dei compagni più esperti e attraverso delle spiegazioni tecniche che aiutano l’imitazione ad essere più fedele cercando anche di comprenderne alcuni risvolti non intuibili in modo diretto. Si tende quindi a diventare degli ottimi atleti imitatori, spesso anche molto efficaci e precisi nell’esecuzione nell’applicazione. Questa è una conoscenza che personalmente reputo già molto importante, che porta l’artista marziale verso una comprensione profonda dell’arte, ma non credo che questa profondità sia completa. Mi spiego.

Immagino di prendere un calice di vino. Lo posso assaggiare, sentirne ogni sapore e profumo e saperlo abbinare al giusto piatto, ma questa complessa e profonda conoscenza a mio parere, non è completa. Credo sia importante sapere che quel vino è stato prodotto da una particolare cantina, che ha anche un vigneto in un particolare microclima, con un particolare terreno che rende il vino esattamente quello che abbiamo gustato. Questo ci dice che dietro c’è una cultura del vino che è la causa, quindi risponde alla domanda “perchè?”, di quei sapori e odori che abbiamo provato nel assaggiarne un calice. Allo stesso modo nelle arti marziali sono convinto che interessarsi della cultura che sta dietro all’arte, ai suoi gesti e alle sue forme, possa completare e arricchire una pratica psico-fisica approfondita.

Gorin no sho - Il libro dei 5 Anelli di M. Musashi

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Purtroppo, per mille problemi tra cui il tempo tiranno e qualche volta anche il poco interesse e/o la poca preparazione, nei dojo questa trasmissione culturale non avviene. Non sto dicendo che tutti dobbiamo diventare giapponesi e/o cinesi, ma sto dicendo che anche solo sentire la storia della vita del fondatore della scuola può dare, se ascoltata criticamente, una luce diversa a quello che si fa. Beninteso che questa luce possa essere buona o cattiva. Vista però questa situazione è anche compito di ogni praticante interessato cercare di colmare questo “gap” per godere al meglio della propria arte. Lo si può fare in modo autonomo ed immediato ad esempio cercando dei libri che parlino della storia delle arti marziali e/o della cultura del popolo che le ha sviluppate. Ad esempio cercare un libro sul Karate di Okinawa e la sua storia, anche se non si ha capacità critica di discernere se la cronaca storica riportata sia corretta o meno, può dare alle forme e alle loro applicazioni un sapore diverso, ovviamente per me più gustoso. Insomma, come avrete capito io sono una praticante ma anche un lettore di arti marziali, Voi? integrate la pratica con la lettura?

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6 risposte a “Pratica e Lettura

  1. La penso esattamente come te. Ho avuto la fortuna di imparare il karate da un maestro che associava alla pratica molta teoria. Anche per gli esami di passaggio di kyu, una parte era dedicata agli aspetti teorici del karate e addirittura alla sua storia. Era talmente convinto di ciò che assunse un fumettista e diede ai più piccoli dei volumi a fumetti sulla storia delle arti marziali partendo da Bodhidharma.
    Poi mi fece seguire lezioni dai maestri che avevano veramente fatto parte di quella storia che avevo solamente potuto leggere e poter parlare con loro e sentire le loro storie fu qualcosa di immenso per me.
    Divenni primo Dan poco dopo la morte del sensei Seikichi Toguchi, l’inventore dei Gekisai e discepolo di sensei Miyagi, e feci molte lezioni col sensei Tamano e anche alcune serate oltre il dojo, magari a mangiare una pizza o a parlare negli spogliatoi. I momenti più belli erano quasi il prima e il dopo la lezione. Con quelle chiaccherate capii che c’era altro oltre la pratica del karate. Capii quale assidua ricerca avessero fatto gli antichi maestri e capii di non capire mai a fondo, scusate il gioco di parole. Incuriosito ho iniziato a leggere libri ma non mi bastarono quelli di karate, e ad indagare in tutti i campi che con il karate si intersecavano: arti marziali, filosofia, anatomia, arte, medicina, religione ecc.
    Io credo che chi si accontenta del lato pratico e tecnico si perde la bellezza di tutto il resto, la bellezza di percorrere la strada al contrario per capire dove come e perchè è nato tutto questo, come dici tu, con la similitudine del vino.

  2. Fabio, ormai la nostra sintonia di pensiero è conclamata. Anch’io amo molto ascoltare le storie e gli aneddoti che il Sensei racconta nello spogliatoio. Mi è sempre piaciuto approfondire gli spunti che il maestro lancia durante le lezioni. A mio parere non sono mai frasi a caso. L’allievo oltre ad un buon imitatore deve essere anche un buon ascoltatore e saper cogliere ogni frase. Ad esempio il fatto che venerdì il mio maestro vada 1 settimana intera in Giappone e che ci vada tutti gli anni, non lo leggo come una vacanza, ma proprio per una necessità anche al suo grado di entrare nella cultura e di approfondimento con i tecnici di riferimento mondiale. Spero proprio di mangiarci una pizza insieme, so che tutti gli anni la organizza.

  3. Secondo me la curiosità è la madre del sapere. Quando svolgo un’attività che mi piace tento sempre di sapere tutto il retrostante che possa essere coinvolto in essa, perciò riempio la libreria (col piacere della mia compagna…) di libri sull’argomento. MI sento in completa sintonia con quello che hai scritto!

  4. Ciao Marco, anche io sono un appassionato lettore oltreché praticante. A mio avviso i due aspetti (teoria e pratica) si devono sposare per consentire all’artista marziale di vivere felice e contento! La cultura sta alla base della conoscenza e l’immergersi nelle tradizioni, filosofie anche se spesso così lontane nel tempo ci permette di avvicinarci all’arte che solo marginalmente verrebbe compresa, o meglio solo dal punto di vista tecnico e motorio. La mente e lo spirito devono respirare sapere, dal maestro, da un libro o a seguito/durante meditazioni/riflessioni sul significato di ciò che stiamo facendo, solo così io credo (perché ne sono convinto avendolo provato con le arti m. sinora praticate e studiate) si può godere appieno della bellezza della “via”! Grazie dell’articolo, proprio bello.

  5. Per quanto riguarda la mia esperienza, posso dire che ho cominciato ad appassionarmi al KarateDo solo quando ho cominciato a studiarne la sua storia e tutti i significati che ci sono dietro!
    Fino ad allora mi limitavo ad eseguire delle tecniche delle quali non conoscevo realmente il significato (a parte l’autodifesa).
    Da li in poi ho cominciato a praticare oltre che con il corpo, anche con lo spirito!
    Ritengo quindi molto importante che un Maestro, oltre ad insegnare le dinamiche del movimento di un arte marziale, insegni cosa ci sia dietro alla nascita della stessa e le sue radici!
    Andrea

  6. Grazie Andrea per il commento e per aver condiviso la tua esperienza. In questo blog io e Vincenzo cerchiamo di portare le nostre esperienze di “studiosi” di arti marziali ed entrambi pensiamo che la pratica non sia utile senza la grammatica e viceversa. Spero di vedere in futuro altri tuoi interventi.

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