La non-presa

In queste prime lezioni di Aikido mi sono accorto di una delle differenze principali tra Karate e Aikido. Uno dei punti su cui insiste il maestro è di tenere le mani aperte durante i movimenti. Afferrare è un gesto successivo, conclusivo di un altro gesto. Normalmente ci si chiederebbe come sia possibile mantenere il controllo sul proprio avversario e reagire alla sua offesa semplicemente a mani aperte e soprattutto senza eseguire colpi o prese immediate. Devo dire che nelle prime lezioni, alla ricerca di differenze col Karate, me lo sono chiesto anch’io.

Fin ora mi sono trovato ad eseguire tecniche che iniziano inevitabilmente col liberarsi da una presa al polso. Questo gesto viene compiuto con due caratteristiche fondamentali ben in mente e cioè la non-forza e a questo punto anche la non-presa. Questo mi ha obbligato a chiedermi a cosa servisse la presa e la mia risposta è sta semplice quanto illuminante. La presa serve in prima istanza per non fa scappare l’avversario. Nell’aikido si presume che l’avversario abbia un intenzione forte nel suo attacco, che sia una presa al polso, al bavero o altro e questo deve essere usato dall’uke che deve fare in modo che l’avversario pur lasciando la presa non per questo scappi allontanandosi permettendo la conclusione della tecnica. Ma come si realizza questo?

waving-water

Quando ancora dovevo scegliere se iniziare Aikido e sono andato ad assistere ad una lezione nel dojo dove sono adesso, nel vedere il maestro eseguire le tecniche in velocità per mostrare il tempo e la dinamica, avevo la sensazione dello sciabordio delle onde sulla spiaggia col suo andirivieni. Ecco il segreto: mantenere l’avversario in movimento a partire dal suo stesso slancio intenzionale partito con l’attacco. Questo continuo movimento, partito da un gesto privo di forza da parte propria ma pieno di forza dell’uke, si propone un continuo sbilanciamento dell’avversario fino al suo atterramento ed immobilizzazione mantiene l’avversario in una non-presa che controlla ogni suo gesto e ne inibisce l’attacco.

A questo punto, deviato dal mio passato, mi chiedo semplicemente: non sarebbe meglio un bel colpo di incontro ed uno di risoluzione del “conflitto” ?. Non è una domanda che può avere una risposta veloce e semplice. Come vedete i miei post sul blog sono radi e il motivo è proprio che, dopo un mese di pratica, avendo ingranato con l’aikido le domande si affollano e sono più profonde e strutturali di quello che mi aspettavo.

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4 risposte a “La non-presa

  1. Eh, bella domanda! Ci possono essere più risposte, a seconda del punto di vista. Dal lato puramente normativo, un pugno risolutivo lo puoi dare, un secondo no: sei punibile per legge. Dal lato della pura difesa da strada, secondo me un bel colpo è la soluzione sicuramente più facile e sicura. Afferrare l’avversario è già difficile a lezione, figuriamoci in strada… Certo che una volta che si è raggiunto un certo livello si può anche fare, io non me lo sogno minimamente! C’è un ulteriore punto di vista: io lo lascio scorrere, lo evito, lo schifo, non voglio fargli male. Forse questa è la soluzione più difficile perchè presuppone mente ferma, zero agitazione, controllo totale della situazione. Però per sapere scegliere al momento giusto l’azione giusta, bisogna farne di strada!

  2. Si Vince, la soluzione è forse il non-conflitto o scontro. Anche questo potrebbe essere l’insegnamento della pratica dell’Aikido e di tutte le arti marziali. Certo, come dici tu, dovremmo essere ad un livello tecnico-mentale sufficiente perchè il nostro evitare lo scontro sia comunque efficace per la nostra difesa.

  3. Bravo Marco, dopo un solo mese di pratica stai già comprendendo l’essenza dell’aikido, complimenti! Non-conflitto ma vittoria di entrambi in un armonioso confronto che nasce da prese e in seguito atemi… Continua così! Un caro saluto aikidoka 😉

  4. Grazie Stefano. Sicuramente questa consapevolezza nasce da me e dalla mia esperienza nelle arti marziali, ma sono sicuro che anche il maestro Re abbia un metodo di insegnamento che stimoli l’allievo in quella direzione e quindi ci sarà chi come me era già in cammino e quindi ci ha messo poco ma anche chi ancora non si è alzato dalla sedia. Questa è la Via.

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