Respira!

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La lezione di ieri di Tai Chi Chuan mi ha fornito una riflessione. Il maestro ci ha “urlato”, come di consueto, tutti gli erroracci che perseguitiamo a commettere durante la forma. Mi ha colpito molto una frase: “Il Tai Chi non è come le altre arti marziali. E’ continuo come la respirazione. Lento e continuo!”.

Il concetto di lento e continuo è spiegato bene anche dai principi di Yang Cheng Fu. Il concetto di coordinamento tra respiro e movimento è più sottile. Viene spiegato bene dalla poesia secondo cui il diaframma deve vibrare come un tamburo. Ma che vuol dire?

Partiamo dal principio, per vedere cosa ho capito. Il respiro dev’essere lento, profondo e diaframmatico. Per respirare con il diaframma è fondamentale la postura della schiena: dritta con il bacino retroverso. Per una respirazione davvero lenta, bisogna sciogliere tutte le contrazioni muscolari che si mantengono usualmente: mascella, collo, spalle, basso ventre. Ma come si respira profondamente? Io, nel mio piccolo, l’ho capito nelle lezioni di Yoga, nel quale la respirazione fa uso del Ujjayi, cioè bisogna emettere un suono rauco, un “chhhhhhhhh” direttamente dal fondo della gola. Respirare con questo suono costringe a inspirare ed espirare più lentamente, consente di concentrarsi sul movimento del diaframma, che scende quando si inspira e risale quando si espira.

Questo movimento del diaframma comanda su tutti i movimenti del corpo durante la forma. Sembra far riferimento al principio di Yang Cheng Fu “NEI WAI XIANG HE” unire la parte interna con la parte esterna. Dunque il respiro decide il ritmo e la coordinazione dei movimenti.

A fine lezione il maestro fa svolgere il Tai Chi Tao Fa, il Lu della Sciabola, agli alunni di grado più elevato. Noi neofiti siamo seduti a bordo tatami ad osservare attentamente. Quello che provo a fare, mentre osservo, è di respirare con il ritmo della sciabola. Mi accorgo che mentre la respirazione della forma a mano nuda è lenta e continua, la respirazione con la sciabola segue altri ritmi, dovuti alle azioni e ai gesti che si devono fare con la sciabola. Il tipo di respirazione, inteso quindi come cambi di ritmo e come velocità, è molto più difficile.

Dunque potrei concludere dicendo che questa arte marziale interna parte, tra le altre cose, con l’uso di una respirazione lenta e profonda. La lentezza della forma serve a capire come muovere il corpo in un’integrazione totale con il respiro. Più avanti, quando si riesce a dominare appieno questo tipo di forma/respirazione, si passa ad una forma/respirazione più dinamica: l’arma, in cui non si avrà più solo forza interna (jin) e respiro lento, ma anche forza esterna (Li) e “colpi di respiro”.

Dominare la respirazione è il primo passo dunque per capire il Tai Chi Chuan. Passo che credo di stare per compiere. Come dico sempre, la strada dell’apprendimento è lunga. L’affinamento della tecnica respiratoria è un qualcosa che ci si porta dentro per tutta la vita. Come al solito, queste sono considerazioni personali di un praticante all’inizio del proprio percorso. Mi verrebbe da chiedere a chi legge questo blog: com’è il vostro rapporto tra respiro e ritmo della forma/kata? E a che punto siete nel dominare la tecnica respiratoria?

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2 risposte a “Respira!

  1. La respirazione è vitale. Questo è il punto e spesso respirare bene aiuta a star meglio e a vivere meglio, quindi sicuramente è la base per una pratica profiqua. Il rapporto tra ritmo e respiro è uno dei punti di allenamento che dovrebbero essere messi in risalto non appena la sequenza dei gesti è stata interiorizzata. Il suo contributo secondo me è fare la differenza vera sull’efficacia della tecnica stessa e sull’ottimizzazione energetica nel bilancio complessivo del gesto. A che punto sono? non è semplice, il respiro è molto influenzato dalle condizione psico-fisiche e quindi il suo “dominio” è molto complicato. Il solo farne uso però mi pone sempre in modo diverso rispetto alle tecniche. Oss!

  2. Proprio lo stile go-ju ryu deriva dalla frase di una poesia cinese che dice “tutto l’universo respira duro (go) e morbido (ju)” , tradotto anche con “la legge dell’universo respira duro e morbido”.
    Il kata Sanchin viene praticato spesso come un kata dalla respirazione che sembra forzata, quasi rauca, che proviene proprio dal fondo della gola. Io credo che la respirazione faccia parte di un meccanismo molto più grande nel quale l’energia si muove attraverso il nostro corpo verso l’esterno e viceversa. Dirigere dunque l’energia, o il ki, verso determinati punti è correlato alla gestione della respirazione.
    Questa legge universale del respiro è collegata ovviamente non solo agli esseri umani ma a tutto il resto dell’universo.
    Per essere più filosofici direi che è’ un equilibrio che si forma tra ciò esce e ciò che entra, tra bene e male, tra dare e avere, una sorta di pulsazione continua che dà vita a tutto il divenire.
    In ogni caso, come dice Marco, il farne uso ci pone in modo diverso rispetto alle tecniche poichè dobbiamo imparare un nuovo tipo di respirazione correlata alle tecniche.
    Forse dovremmo imparare prima a respirare e poi imparare le tecniche.
    Ma già vedo le facce di chi si iscrive ad un corso di karate e durante le prime lezioni gli si insegna yoga. Bisognerebbe integrare le due cose a piccoli passi senza che una prevarichi l’altra, senza che la forma prenda il sopravvento sulla sostanza e viceversa.

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