L’eterna ricerca del Sè

Quest’articolo esula un po’ dalla media di articoli sulla marzialità che è solito tenere questo blog. Il titolo si rifà infatti ad un libro che sto leggendo: “L’Eterna ricerca dell’Uomo” di Paramahansa Yogananda.

L'ETERNA RICERCA DELL'UOMO

Ho preso il libro spinto prima da un’intervista del Maestro Yogi Pranidhana che ritrovate a questo link: Intervista a Yogi Pranidhana, da accanito lettore non potevo perdere l’occasione di procurarmi il tomo. Secondariamente ho comprato il libro per il suo titolo. La via che ho intrapreso, prima con il Taijiquan e ora affiancando lo Yoga, è proprio una ricerca dell’essenza ultima, al nocciolo dell’esistenza. Nella forma del Taijiquan la concentrazione è tutta rivolta alla globalità di me stesso. Nella pratica meditativa cerco invece di osservarmi nel profondo.

Ebbene leggendo il libro sono stato subito colpito da una cosa: Yogananda parte a scrivere a spron’ battuto di Dio. Un’agnostico come me ha storto un po’ il naso: ma come, prendo un libro sulla “filosofia dello Yoga” e trovo scritto dappertutto “Dio”?
Yogananda dice che tolti i sensi e tolti i pensieri rimane solo Dio, che la divinità è in ognuno di noi. Ma è proprio quel che cerco io durante la forma del Taijiquan o durante i miei piccoli esercizi meditativi. Tolgo tutto e m’immergo totalmente nel gesto della forma, allo stesso modo tolgo tutto e cerco di osservarmi mentre medito. Così io cerco Dio? No, impossibile!

Molto perplesso ho chiesto a quel punto al maestro Yogi perchè il libro parlasse quasi esclusivamente di religione. La risposta mi ha un po’ spiazzato. Yogananda è stato mandato in occidente per insegnare lo Yoga. Non potendo usare le stesse parole del suo Maestro, ha parlato di Dio in America come se parlasse del Sé in India. Il concetto stesso di Dio come Sé ribalta tutto il palinsesto ideologico su cui si fonda il mio agnosticismo. Infatti ho sempre considerato la divinità come qualcosa che scende dall’alto, come una sorta di superextraterrestre, come una superintelligenza creatrice. Cosa poteva mai fregare a quel Dio del comportamento o del credo di una singola persona?

Ora invece Yogi mi dice “Dio e Sé sono sinonimi” in un certo qual modo. Sono due parole diverse di due culture diverse, ma toccano due concetti che collimano nella ricerca esistenziale dell’uomo.

E allora la ricerca del Chi, parte fondante della mia pratica diventa tutto a un tratto qualcosa di molto più complesso, di più grande, di immenso. Cercando la mia energia interiore cerco in qualche modo la mia essenza vitale, che è essenza allo stato puro. Che è essenza uguale all’essenza del mondo.

La cosa un pochino mi sconvolge. Ho letto spesso articoli “newage” sul micro e macrocosmo e altre cavolate simili. E’ la prima volta che invece la mente mi si apre come un’esplosione improvvisa. La mia ricerca a questo punto prende nuove strade interiori. Il viaggio è al tempo stesso più tortuoso e difficile, ma affascinante e misterioso!

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