Tai Chi Applicato: le problematiche del principiante

L’applicazione dinamica della forma e dei principi del Tai Chi Chuan è qualcosa di molto lungo e complesso. Possiamo suddividere l’apprendimento in due fasi: imparare la forma e imparare ad applicarla. Queste due fasi non sono in ordine cronologico, ma si fondono nella quotidianità dell’allenamento. Così, durante la lezione di Tai Chi, il maestro ci fa sì allenare sulla forma, ma buona parte del tempo lo si passa ad imparare l’applicazione di una singola tecnica.
Naturalmente siamo tutti bravi a muoverci nello yin, nell’esercizio individuale (mica tanto…). Lo Yang, l’applicazione dinamica, è tutta un’altra cosa. Nonostante si sappia già dove arriverà l’attacco, la coordinazione di tutto il corpo nell’esecuzione della tecnica rimane un ostacolo duro da superare.
Tenendo presente poi che la forma conta 108 tecniche, non basta un vita per imparare ad applicarle tutte.

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Nell’ultima lezione il maestro ci ha fatto praticare il cosìdetto Tai Chi da strada, o difesa personale da strada. Prima ci ha fatto svolgere dei Chin’Na nel caso in cui un avversario ci metta le mani addosso, poi abbiamo eseguito proiezioni in risposta a delle manate, infine la difesa contro l’affondo di un coltello con schivata, Chin’Na e proiezione, quasi a riassumere gli esercizi precedenti. Ma quali sono le difficoltà che si incontrano, soprattutto per chi come me è all’inizio della Via?

Il primo problema in cui di solito incappo è la prima presa, il Chin’Na. In quasi tutte le tecniche di Tai Chi è presente una presa e una leva articolare. Ecco, la presa iniziale mi mette sempre in crisi. La presa dev’essere fatta nel punto giusto dell’arto avversario, sennò l’esecuzione della tecnica successiva ne è inficiata. Dev’essere istantanea, fulminea, non deve dare il tempo all’avversario di rendersi conto di cosa sta succedendo. Avere il tempo di parare il colpo e afferrare è qualcosa di molto difficile anche se fatto piano. Naturalmente il maestro ci ripete alla nausea che una nuova applicazione dev’essere provata e riprovata per ore lentamente, prima di iniziare a farla propria.

Il secondo punto di difficoltà che si può incontrare, e che io incontro spesso, è l’esatta esecuzione della leva. Ti può capitare come compagno di allenamento, una persona molto rigida e sensibile, come qualcuno slegatissimo che non sente le leve neanche se ci provi per un’ora, a martoriargli il braccio. Il Maestro per questo ci fa sempre provare con più compagni, in modo da abituarci a differenti fisici e modi di portare l’attacco. Infatti, da una parte è utile esercitarsi con allievi più avanti: la loro tecnica sarà sempre molto pulita e avranno sicuramente la contromossa nel caso la nostra tecnica non sia perfetta. Dall’altra parte, allenarsi con chi è neofita è allo stesso tempo interessante. La sua tecnica, non essendo pulita, spesso è improvvisa e l’attacco spesso non arriva dove vogliamo. Più di una volta succede che chi è più avanti faccia figure barbine allenandosi con chi è nuovo all’Arte. Importante nella leva è l’uso delle dita, che non devono solo afferrare, ma anche penetrare nei punti sensibili dell’arto, cosa difficilissima da eseguire in velocità.

Il terzo punto di difficoltà è sicuramente la coordinazione di tutto il corpo e l’esatta postura finale. Nel caso di una tecnica di immobilizzazione è fondamentale avere la postura giusta, sennò il compagno riesce facilmente a liberarsi o a effettuare una contro-tecnica. Anche per questo motivo è edificante allenarsi e provare con più compagni.

L’ultimo punto critico è l’esecuzione della tecnica da entrambi i lati: a destra e a sinistra. Quando si provano applicazioni codificate come i Chin’Na, è facile perdere la bussola se l’avversario cambia braccio di attacco. Nei limiti del tempo che si ha a disposizione a lezione, cerco sempre di provare la tecnica anche con l’altro braccio.

A volte, per farci sudare un po’ di più, facciamo un gioco: uno in mezzo e gli altri attaccano come vogliono. Qui le difficoltà abbondano: non si sa chi attaccherà e come lo farà. In più bisogna cercare di variare la tecnica, di non eseguire sempre la stessa, ma di adattarsi all’avversario. E’ un’esercizio che taglia un po’ il fiato ma che secondo me è molto utile ad allenare la distanza, i riflessi e la tecnica in velocità.

E voi? Che altre difficoltà trovate? Eseguite degli esercizi particolari per superarle? Eseguite esercizi di difesa personale da strada? Ogni commento è il benvenuto, anche da esperienze in altre arti marziali!

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