Tai Ch’i Kun Fa

Nella lezione di ieri sera ci siamo esercitati con il Kun Fa, ovvero il bastone lungo. L’esercizio, molto semplice, era un attacco alto e una parata alta, che poi abbiamo applicato in coppia.
Fondamentale nell’attacco è strisciare le mani lungo il bastone. Quando si carica il colpo, la mano davanti striscia per arrivare quasi alla punta. Per portare il colpo la mano dietro solleva il bastone in aria e, facendo scendere l’arma, striscia dalla punta in giù. Il movimento del corpo e lo “strisciamento” della mano crea l’inerzia necessaria a dare potenza e velocità al colpo.
Nella parata alta si solleva il bastone orizzontalmente sopra la propria testa. Attenzione: le mani non devono essere girate nella stessa direzione ma alternate. Questo crea una presa più salda e sicura.

La cosa che mi è saltata agli occhi attaccando è che alternando l’attacco destra e sinistra, i movimenti di braccia e mani sono propriamente quelli di una parata alta con Chin Na, similmente a quello che avviene durante la forma di Tai Ch’i a mano nuda, Shang-pu pan lan ch’ui. Si può vedere nelle foto 18b e 19a il grande Maestro Chang Dsu Yao eseguire la forma a mani nude:
seq5

Non è difficile immaginare che abbia in mano un bastone, vero?
E appunto era da un po’ di tempo che leggiucchiavo in giro per la rete che, bene o male, le forme a mani nude cinesi derivano da adattamenti di forme con armi. Tutte le arti marziali hanno origini anche dall’esercito, dunque non mi sorprenderebbe che le forme a mani nude fossero, nell’iter dell’addestramento militare, propedeutiche per imparare poi ad usare le armi. Se da una parte non riesco a trovare fonti attendibili su quanto ho scritto, dall’altra parte il contenuto tecnico sembra parlar chiaro.

Per approfondire l’argomento riguardo al Tai Ch’i, consiglio il libro (che sto leggendo) “Taijiquan – Appunti di un praticante laowai” di Piero Cellarosi.
Per quanto riguarda il contesto storico delle arti marziali cinesi, di sicuro è molto interessante la lettura del Journal of Chinese Martial Studies, pubblicazione in inglese. Inoltre nel libro “Arti marziali cinesi” di Andrea Alati si può trovare un interessante storia delle arti marziali in cina.

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4 risposte a “Tai Ch’i Kun Fa

  1. In Cina condivido che questo sia effettivamente accaduto. Poiché non sono un esperto di arti marziali cinesi sarei interessato alla correlazione tra Tai Ch’i, classificato come stile interno, e gli stili esterni della tecnica di Shaolin. Questo perchè secondo me in Giappone è avvenuto il contrario: credo che col kobudo è l’arma che si adatta allo stile a mani nude e non il contrario. Questa è solo una mia supposizione ma io non trovo correlazioni che possano richiamare un arma nelle tecniche a mani nude (al massimo potrei dire che le tecniche a mano chiusa del karate a volte sembrano richiamare l’uso del tonfa) ma presumo che tali tecniche a mano chiusa derivino da quelle a mano aperta che a loro volta sono richiami alle tecniche cinesi. Questo lo posso affermare con certezza partendo dal ragionamento sull’evoluzione del kata Sanchin che nella versione cinese è a mani aperte e in quella introdotta ad Okinawa da Higashionna si è evoluta a mani chiuse. Essendo il kata Sanchin un kata basilare per il karate di Okinawa e il primo ed il più importante per lo stile go-ju ryu, presumo che rappresenti anche una prima evoluzione della tecnica attuata ai primordi dai maestri cino-giapponesi. Dunque è probabile che poi il nuovo stile si sia applicato alle armi e non il contrario? Se è vero che le armi del kobudo derivano dalla tradizione contadina, allora è più probabile che precedentemente all’editto che vietava l’uso delle armi, non esistesse in okinawa una tradizione legata al kobudo con armi quali falcetti, remi, bastoni ecc.
    Può essere secondo voi un ragionamento valido?
    Ancora complimenti per il vostro blog. Un saluto a tutti.

  2. Ciao Fabio!
    La distinzione netta tra stili interni ed esterni è stata fatta a Nanchino dalla commissione per lo sport della Repubblica Popolare Cinese intorno agli anni 50 (vedi wikipedia). Dalla lettura di un po’ di libri, mi son fatto l’idea che gli oltre 300 stili oggi presenti in cina abbiano una forte collocazione territoriale, nel senso che ogni regione, a volte addirittura ogni villaggio, abbia il suo stile. Oltre a questo, bisogna precisare che non esiste uno stile Shaolin, bensì esistono parecchi stili praticati a Shaolin. Non sono un esperto in questo senso e non ho neppure grande memoria, ahimè. Di sicuro il libro di A.Alati è un valido aiuto nel districarsi nella marea di arti marziali presenti oggi in Cina. Quello che invece succede in Italia è che ci sono diverse scuole. La più famosa e storica è quella del M. Chang Dsu Yao, che presuppone proprio una distinzione tra stili esterni “Shaolin Chuan” e interni “Tai Chi Chuan” (che è la mia scuola). In italia naturalmente si fa sempre un gran casino e ogni scuola sembra arrogarsi il diritto di chiamarsi tradizionale ecc. Soliti discorsi che lasciano il tempo che trovano, che però alimentano la confusione totale circa gli stili tradizionali. Alla fine penso che, trovato un buon maestro, bisogna tenerselo stretto a prescindere da scuola e stile da lui praticato.

  3. E pensi che lo Shaolin Chuan si sia evoluto dal Tai Chi Chuan oppure entrambi sono matrici di uno stile originario? Non so se questa possa essere una domanda legittima. C’è inoltre la questione degli stili del nord e gli stili del sud: ma quindi possono esserci stili del sud sia interni che esterni e stili del nord ugualmente sia esterni che interni oppure gli stili del nord e del sud si riferiscono solo allo Shaolin Chuan? Chiedo scusa se sono uscito dal tema dell’articolo ma ne approfitto per chiederlo a te che sicuramente sei più informato.

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