La Ricerca del Ki

Su di questo blog è evidente che una recensione del libro di Kenji Tokitsu non poteva mancare. Il suo La Ricerca del Ki è uno di quei libri più unici che rari nel panorama dei libri sulle arti marziali in generale e ancora di più nel panorama dei libri tradotti in italiano. Infatti la sfortuna vuole che la casa editrice che ha pubblicato questo lavoro di Tokitsu e altri di vario interesse sia fallita qualche anno fa e nessuna altra casa editrice italiana, per ora, l’ha rimpiazzata. In questo posto voglio lasciarvi le mie impressioni su questo libro, piccolo (106 pp.) ma denso.

Innanzi tutto due parole su Tokitsu tratto dalla quarta di copertina.
Nato in Giappone, ha praticato fin da bambino diverse arti marziali. Laureato in Giappone (Università Hitotsubashi) e in Francia (Sociologia), insegna karate, taiji quan e kiko (qi gong) a Parigi dal 1971. Numero anni di pratica appassionata di karate tradizionale l’hanno portato a sviluppare una critica, pratica e teorica, e a effettuare, di conseguenza, ricerche storiche sulle arti marziali giapponesi e cinesi. Nel 1984 fonda la scuola Shaolin-mon, dove insegna un arte marziale che è una sintesi originale delle arti marziali giapponesi e cinesi. Egli riprende, con un pensiero moderno, il vero obiettivo delle arti marziali orientali: la ricerca di un’efficacia che si prolunga durante tutta la vita e che si accompagna al benessere attraverso una regolazione intelligente dell’energia.

Veniamo ora ai punti che più mi hanno colpito.
E’ inevitabile che come praticante di karate il primo punto importante sia proprio il racconto di Tokitsu su come da una pratica intensiva di karate tradizionale Shotokan dove colpiva il makiwara per svariate ora al giorno abbia capito come questo esercizio e quindi in sé il modo di fare karate che conosceva non era la Via verso un benessere diverso, più completo e più a lungo termine. Ovviamente la sua non è stata una folgorazione sulla via di Damasco ma il mettere a fuoco un qualcosa che era da sempre presente nella sua vita grazie alla cultura giapponese dove era nato e cresciuto. Sto parlando del Ki che nella cultura giapponese viene usato in mille frasi come una semplice espressione a cui spesso non si da neanche peso. Tokitsu invece fa un ragionamento semplice e cioè: “Per giapponesi, il ki è un’evidenza, che sfugge alla riflessione speculativa … si impara a distinguere le qualità dell’aria dopo aver fatto l’esperienza di respirare aria inquinata” insomma se non hai mai visto altro e sei abituato bene inevitabilmente ti sembrerà così normale da non curartene, da non coltivarne la conoscenza. Questo è il punto di partenza verso l’esplorazione delle arti marziali orientali che Tokitsu intraprende.

arti marziali interneAffianca quindi al suo karate tradizionale anche quelle che vengono chiamate arti marziali interne e cioè il Taiji Quan cinese e di conseguenza il Qi gong. Dove la pratica spinge in modo più chiaro verso la ricerca della sensazione del Ki (Chi o Qi in cinese) e attraverso il suo fluire nel modo corretto trovare un benessere continuo nel tempo dall’età giovanile fino all’età avanzata dove il vigore tipico bushido giapponese fisiologicamente si attenua. Essendo una praticante e un maestro professionista inizia una ricerca intesa con maestri sia in Francia che in Giappone dove torna periodicamente. In Giappone incontra il Dott. Yayama, medico chirurgo giapponese che ha buttato l’occhio della sua ricerca medica oltre la sua laurea “occidentale” verso le pratiche energetiche del Qi Gong.

Tokitsu si appassiona di quello che chiama il Metodo Yayama, che ad dire il vero così come è raccontato sa un po’ di bufala, in quanto l’autore racconta di guarigioni di pazienti col Ki proiettato da Yayama ancha a distanze intercontinentali (Francia-Giappone). Lo stesso Tokitsu è scettico ma vedendone i benefici costruisce poi un metodo di Qi Gong  che mira a stimolare il così detto corpo energetico per una pratica più efficace e un benessere più profondo nella pratica delle arti marziali.

Sicuramente è un percorso affascinante quello di K. Tokitsu nel quale un po’ mi rispecchio, ma essendo un po’ più giovane di lui e non facendo di professione il praticante e maestro di arti marziali continuerò a ricercare nella mia pratica del karate tradizionale quei benefici che attivando il Ki nelle forme codificate sono sicuro sia possibile trovare, del resto anche i grandi maestri di spada pur rimanendo all’interno del bushido giapponese sono riusciti a sviluppare quel benessere e quell’efficacia della tecnica che solo il Ki gli ha potuto portare. Ma di questo parliamo un’altra volta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...