Quando il maestro conta?

Forse non è questo un post strettamente sulla ricerca del Ki (o Chi) ma sicuramente quello di cui voglio scrivere è un possibile passaggio che molti praticanti alla ricerca come me e Vincenzo possono trovarsi a fare a loro malgrado.

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Yip Man e Bruce Lee, maestro e allievo (immagine tratta da http://www.phoenixwingchun.com)

Pratico Karate da circa 20 anni e nella mia storia di karateka ho passato 3 maestri. La prima mi ha portato da cintura bianca a Nera in circa 9 anni, il secondo mi ha accompagnato nello studio superiore da cintura nera per 5 anni, il terzo ed attuale mi sta accompagnando (contando anche uno stop di 3 anni) da ormai 6 anni. Ora però mi trovo in un nuovo punto della mia Via che mi mette davanti ad un bivio, una scelta. Il mio attuale maestro NON ha intenzione di avere alcuna deriva verso lo studio tradizionale delle arti marziali cercando di sviluppare la percezione del Ki e approfondire in modo storiografico le origini dello stile per poterne raggiungere una comprensione più profonda. Cosa fare?

Mi si palesano varie opportunità:

  1. Cercare una nuova palestra del mio stile (Shito-ryu) che sia in linea col mio pensiero.
  2. Rimanere nell’attuale palestra e aggiungere in parallelo un lavoro autonomo.
  3. Cercare una nuova palestra di altro stile che però abbia come obiettivo quello dello sviluppo tradizionale.

A mio parere l’opzione più corretta sarebbe la n. 1, ma purtroppo nella mia zona non ci sono palestre Shito che abbiamo la linea di insegnamento che cerco e sicuramente devo fare anche i conti con la famiglia, perchè spostarsi di troppo vuol dire anche tornare a casa tardissimo.
L’opzione 2 comporta quasi un doppio allenamento e il rischio di calzami addosso un metodo che potrebbe essere sbagliato.
L’opzione 3 è quella più stimolante, per la sfida di entrare in un nuovo meandro della cultura marziale giapponese. Ma sorgere un altro dilemma, quale stile?

Questo mio ragionamento è in divenire e quindi vi lascio con la domanda con cui mi sto arrovellando io: quando e quanto il maestro conta nella nostra ricerca della Via?

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7 risposte a “Quando il maestro conta?

  1. Ciao Marco, secondo me devi rispondere ad una domanda: ti interessa di più lo stile o la Via? Se ti interessa più la Via, non conta il kata, non conta lo stile, addirittura non conta tantissimo neanche l’arte marziale, conta solo quello che cerchi. Per me opzione 3!
    Vincenzo

  2. Opzione 4: creare un tuo dojo, proseguire la via che è chiara nella tua mente attirando a te chi la pensa in modo simile… credimi è la strada più lunga e difficile ma è anche quella che a porterà le più grandi soddisfazioni nel tuo cuore e nel tuo cammino di artista marziali. Non importa il kata, lo stile, non importa neppure l’arte marziale, importa solo un unico maestro: quello che è dentro di te. Lui devi ascoltare e… in bocca al lupo per la tua scelta Marco 🙂

    • Ciao sono Sandro anche io pratico da piu di 20 anni karate shotokan tradizionale e la penso proprio come Stefano e gli avrei dato la stessa risposta la n°4 percorrere e tracciare la proria strada …….dopo tanti anni praticati seriamente …..

  3. Partiamo dal fatto che non puoi costringere il tuo Maestro a fare qualcosa che non sente, mentre Lui spesso costringe i suoi allievi a fare quello che sente più importante, forse la sua VIA ha un significato che tu ancora non comprendi.
    Se fossi in te affronterei la cosa da solo con il rischio di apprendere male, poi facendomi correggere magari in qualche stage nazionale serio.
    Ho cambiato più Maestri anche io in 30 anni di karate, ma l’imprinting del primo maestro non lo riesco scordare e per foruna….
    La formazione come ben sai varia con l’eta adesso da maturo o pseudomaturo in quanto non sono nella fase della totale consapevolezza, mi stò dirigendo verso il tradizionale ed il karate nascosto, ma come sempre il Maestro è fondamentale, ti segue e ti corregge. In questo periodo in cui non ho un maestro del mio stile mi sono affiancato ad un Maestro GoJu-Ryu che ha avuto esperienze di Shotokan, Lui mi segue e mi consiglia, mi sgrezza e mi da una mano, il resto lo devo fare io seguendo i libri, i video e gli insegnamenti dei grandi maestri, Kanazawa, Miura ecc.ecc.
    Sono in un periodo di svolta non ancora maturo per capire ma abbastanza conscio per appendere ciò che ce di buono e dirigermi verso tale direzione.
    Il tuo/mio impegno è il trovare il giusto equilibrio. Rinnovarmi/ti ad una certa età è difficile come rinnegare la propria formazione, invece di andare controcorrente, seguila, lascia che ciò che ti ispira ti guidi. Nessun sforzo sarà pesante se la consapevolezza ti guiderà, inoltre guarda oltre cerca ed indaga … magari qualcuno nelle tue vicinanze ha esperienza e ti saprà indicare.
    Nel mio piccolo ad esempio ho sempre amato il Kobudo, l’ho praticato sempre da solo ed a due passi da casa ho la fortuna di avere un grande maestro, non dello stile che preferisco, ma un grande maestro, nonostante questo il lavoro e la famiglia mi impediscono di iniziare da zero una nuova esperinza con lui. Quando sarò pronto (dopo l’ultima operazione alla spalla di settembre ancora fatico a muovermi come voglio), ma presto sarò pronto ed allora …. seguirò la mia via, proprio come te, cerca il momento giusto e se è questo, ….. vai dove ti porta la tua essenza, il tuo destino potrebbe essere li ad aspettarti. La via che segui la puoi anche tracciare, ma ti condurrà sempre alla meta che il tuo destino ha scritto per te.
    Oss

  4. Vincenzo, Stefano.. da Difficile a Più Difficile! devo però fare i conti con la famiglia e quindi devo pensare bene a quello che faccio.
    Carlo! l’opzione che mi hai delineato è la seconda che ho elencato e non ti nascondo che è quella che riesce a costruire un equilibrio nella mia Via che non dimentico mai passa nel quotidiano senza finire all’ingresse e all’uscita dal dojo.

    State sintonizzati! la Via è in divenire costante e chissà dove mi porterà. Sicuramente avrete news da questo blog e chissà che prima o poi ci si incontri tutti.

  5. Sono d’accordo con tutto quello che hanno scritto.
    Bellissima l’immagine di Bruce Lee col suo maestro.
    Forse non l’hai scelta a caso, ti chiedo di riflettere proprio sulle parole di Bruce Lee stesso “potete ben dire che non ho uno stile, anche se devo ammettere che ho iniziato col mio maestro di wing chun, il signor Yip Man. (…) Anche se le nostre idee sono diverse, ho rispetto del mio maestro. Qualsiasi cosa accada, rimane il mio maestro di wing chun.” (dal manoscritto Il mio processo interiore I).
    Per cui alla domanda quando e quanto conta il maestro nella ricerca della Via io risponderei così:
    quando: dipende da noi, c’è un momento in cui una persona si sente abbastanza matura per abbandonare il maestro e percorrere la Via indipendentemente, ma senza mancare di rispetto al maestro. La vita è piena di domande ma non sono i maestri a dare le risposte oggettive delle cose. La verità deve scaturire da noi stessi, i maestri ci indicano la strada e sta a noi seguirla correttamente.
    Quanto: il tempo è un’invenzione umana. Prendi un pianeta ai margini della galassia, talmente lontano da non ricevere luce e talmente denso da avere una gravità che rende tutte le cose immobili. Potresti mai dire che il tempo in quel pianeta passa? Il tempo lo determiniamo in base al divenire delle cose, delle cose materiali. La Via e tutto ciò che riguarda la verità, non ha tempo.
    Per cui il quanto dipende sempre e solo da noi.
    Ma a mio avviso il maestro è fondamentale per ricevere gli stimoli della ricerca.
    Chiaramente se tu senti di voler approfondire determinati aspetti del karate dovresti farlo e basta, molti maestri del passato lo fecero:
    Higaonna lascia Okinawa ed il suo maestro di shur-te per affrontare una ricerca in cina, lo stesso fa Miyaghi, lo stesso fa Funakoshi che ha cambiato moltissimi maestri ma potremmo fare centinaia di esempi.
    E potresti farlo senza abbandonare e mancare di rispetto al tuo attuale maestro. Se noi ci fissiamo duramente sulla pratica e la visione di un singolo maestro allora diventiamo adepti e non discepoli, e questo è molto pericoloso, soprattutto nel karate ma anche nella vita di tutti i giorni, mi vengono in mente certe organizzazioni aziendali strutturate come una setta. Questo è molto deleterio. Il percorso della Via deve essere dinamico, ma anche nella vita in generale credo che non dobbiamo mai smettere di farci domande e solo quando abbiamo smesso vuol dire che non abbiamo più risposte, ciò significa che siamo immersi nella Via.
    Potremmo fare un parallelo con la musica essendo anch’essa un arte: un cantante ha un suo stile ben definito, ma per un pezzo collabora con un altro musicista di un altro stile. Da questo sodalizio nasce un pezzo bellissimo con delle sfumature inaspettate. Poi ognuno dei due torna al suo stile, ma arricchiti da questa esperienza, hanno fatto entrambi una ricerca in un altro campo.
    Lo stesso vale per la pittura, per l’architettura, la scultura, la poesia. Perché non deve valere per le arti marziali?
    Complimenti per il blog , per la qualità dei commenti, l’atteggiamento rispettoso e per l’armonia che si respira qua dentro.

  6. Visti gli interventi anche di Fabio e Sandro (benvenuto) Vi ringrazio tutti ancora per i consigli e la vicinanza. La nostra Arte, a mio parere, supera la stessa Arte diventando Stile e quindi permea la nostra vita quotidiana dentro e fuori il dojo. La mia scelta sarà quindi inevitabilmente influenzata da un ricerca di equilibrio costante che è una caratteristica fondante della Via stessa. L’equilibrio è un piccolo sentiero, stretto, dove è facile scivolarne fuori.

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