Karate e Zen

Il karate è un insieme organico di tecniche di combattimento a mano nuda mediante le quali si cerca di ottenere la massima efficacia possibile nel gesto, è importante sottolineare però che non può essere raggiunta con un esercizio che sia solo fisico. Se si ricerca la massima efficacia possibile è inevitabile entrare anche nella sfera psichica personale dal momento che si tratta di combattere con altri uomini e non di rompere mattoni o assi di legno per il piacere di un pubblico pagante.

Si sente spesso che il karate ha come finalità quella di vincere se stessi. Questa formulazione però è ingannevole: vincere se stessi è necessario solo in quei campi dove non può esserci apprendimento senza questa condizione. E’ una condizione che definisco superiore. L’esempio più semplice è quello dello tsuki (pugno) dove occorre oltrepassare il proprio limite per arrivare la kime. Per superare questo limite occorre fare un lavoro sia fisico che mentale intenso che porti verso il progresso completo, fisico e mentale. Detto questo è importante ricordarsi che un lavoro, ad esempio eseguito sotto tensione, potrebbe non avere come scopo la tensione permanente ma al contario la distensione.

Per procedere con un lavoro che miri al superamento di se stessi non è possibile concentrarsi solo sul lavoro fisico ma nemmeno dare alla ricerca del karate una connotazione religiosa. Lo scopo del superamento può essere invece perseguito attraverso la meditazione Zen. Nel karate si parte da concreti movimenti corporei che ovviamente non hanno come finalità uno scopo troppo astratto. Il risveglio (satori) va di pari passo con la pratica; in questo il karate si collega alla meditazione Zen.

Attualmente non abbiamo occasione di verificare praticamente l’efficacia del nostro karate perchè non viviamo più in un tempo in cui era possibile fare duelli o combattimenti singoli. La ricerca del perfezionamento dell’efficacia del combattimento avrà quindi un senso solo quando sarà interiorizzata. In combattimento, durante l’allenamento, ciò che conta non sono i punti, ma la qualità del dominio di se stessi e dell’avversario.

Non vincere dopo aver colpito: colpisci dopo aver vinto.

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