Vivere la forma

Il Maestro ci ripete sempre a lezione che la forma, il lu o il kata, dev’essere vissuto. Ma cosa vuol dire vivere la forma? Non lo so, il processo di apprendimento di un’arte tanto complessa come il T’ai Chi Ch’uan è un continuo divenire non regolato, secondo me, dalla logica e dalla razionalità, ma dalle sensazioni corporee e dalla visualizzazione mentale nel mentre della pratica. Con questa frasona cosa voglio intendere? Bèh, io eseguo la forma essendo presente su vari livelli.

Il primo livello è quello meccanico del corpo. Esso consta non solo dell’esecuzione fisica e materiale di una tecnica, ma, secondo me, anche della ricerca della raffinatezza nel movimento. Ogni volta che si svolge la forma o una tecnica della forma, il mio scopo dev’essere quello di migliorarla e di perfezionarmi. Per ora, la mia ricerca sta nel coordinare tutto il corpo in un unico movimento che sia comandato da Dan Tian. Cosa per niente facile, almeno per la mia poca esperienza.

Ad un secondo livello, il movimento del corpo dev’essere comandato, attenzione comandato non semplicemente coordinato, dal respiro. Senza una respirazione corretta il movimento è sbagliato a prescindere, non può essere corretto. In questo senso applico una sorta di metodo pseudo-scientifico: ogni volta che pratico la forma cerco delle piccole varianti nella respirazione in quei punti o in quelle tecniche che sento di fare bene. In questo modo cerco di instillarmi un dubbio, di provocarmi una scintilla per migliorarmi.

Il terzo livello è, a mio parere, l’aspetto marziale della forma. Ogni tecnica dev’essere studiata per quella che sarà l’applicazione marziale. E’ chiaro che eseguendo solo la forma, non si possa iniziare a combattere. La visualizzazione mentale dell’avversario e quindi della tecnica applicata però può dare gli spunti giusti per approfondire quello che è il semplice movimento del sistema scheletrico-muscolare e dell’apparato respiratorio.

C’è un quarto livello, quello energetico. Non siamo nel campo newage, non pretendo di parlare di movimento del Ch’i, troppo presto per me. C’è un però: allenarsi nella Piccola e nella Grande Circolazione Celeste può essere molto utile anche per la pratica della forma, anche se non si “crede” nel Ch’i. Spiego a mio modesto parere perché. Concentrarsi sulla sensazione del movimento del C’hi, vuol dire soprattutto concentrarsi su taluni punti del corpo e sentirli, percepirli quasi dall’interno. Questo processo cognitivo del proprio corpo porta, durante la pratica della forma, a percepire meglio sé stesso.

Per ora mi fermo qua, anche perché penso di aver esaurito quello che io pretendo da me stesso nel T’ai Chi Ch’uan. La mia speranza, fra un anno, è di mettere in dubbio tutto quello che ho scritto! Vorrà dire che la mia pratica sarà migliorata e che pretenderò di più da me stesso.

Concludo l’articolo con un video di un grande maestro del passato. In questo video vedo una forma viva, totale:  il T’ai Chi Ch’uan di Cheng Man Ching

Buona pratica a tutti!

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Una risposta a “Vivere la forma

  1. Avere le idee chiare è importante, specialmente all’inizio. Sono queste le basi solide per una pratica proficua e profonda.
    Per me le basi, sono dei pilastri, con mille sfaccettature che solo loro necessiterebbero di approfondimenti sterminati. Ogni base cresce in solidità con la pratica! Bravo! Continua!

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