La vera arte

Noto che molto spesso in rete ci si scanna per imporre la propria pratica, il proprio Taiji, come la vera ed unica forma tradizionale. Gente arriva addirittura ad insultarsi, ad offendere vecchi maestri ormai non più in vita, a ridicolizzare maestri viventi. Dov’è finito il 10° principio di Yang Chen Fu?

Queste diatribe mi fanno sempre partorire due ragionamenti.

Il primo riguarda la tradizione e la sua trasmissione: è possibile la trasmissione pefetta della tecnica e dei principi di un’arte marziale da maestro ad allievo?. In un mondo, quello delle arti marziali, essenzialmente a comunicazione orale, come possiamo esser sicuri della purezza del messaggio originale del gran maestro? Basta il gioco del telefono senza fili per dimostrare che un messaggio, passando per più mani, subisce variazioni. A questo punto mi chiederei se perfino i super puri della famiglia Chen facciano la stessa identica forma dei loro padri fondatori.

Il secondo ragionamento riguarda appunto le variazioni sulla forma: l’impossibilità della trasmissione perfetta si deve considerare per forza negativamente?. Io considero l’arte marziale qualcosa di vivo, che evolve, che si alimenta del quid che ogni maestro in ogni più sperduta palestra riesce a dare ai propri allievi. Un’arte marziale sempre uguale a sé stessa, pensata in un’altra epoca può essere ugualmente efficace ora? Penso che se i valori di un’arte marziale si basano sui valori di una società, su quello che è l’humus di esperienze e di nozioni della popolazione, quegli stessi valori non per forza debbano funzionare da un’altra parte. Ben venga la variazione, ben venga l’apporto di nuovo maestri, ben vengano le idee nuove: non sono per forza aspetti negativi.

C’è in verità un terzo ragionamento. Io non so quanto pratichino le persone che passano molto tempo a screditare altri maestri. Io so che qualunque persona salga sul tatami, dal più grande maestro all’ultimo dei neofiti, ha qualcosa da insegnarmi. Senza questo principio etico fondamentale è difficile aprire la propria mente per imparare. Allo stesso modo, su internet io non so chi siede dall’altra parte del monitor. Se mi pongo nella condizione di voler capire, può darsi che qualcosa del messaggio capirò. Se invece mi pongo nella condizione di voler insegnare, sarà difficile arricchirmi.

Il dojo è come un tempio della sapienza: entro per imparare e quando esco ringrazio.

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5 risposte a “La vera arte

  1. L’ultima frase è davvero da incorniciare e metterla all’ingresso d’ogni dojo.

    Per quanto riguarda invece il tuo ragionamento sull’evoluzione degli stili o comunque sulla necessità di adattarli alla società e all’epoca in cui li si pratica, io non sono del tutto d’accordo. Secondo me va precisato che l’evoluzione delle tecniche di un arte marziale deve partire dalla conoscenza delle basi originali o comunque di quello che ne resta. Cosa ne resta? forse poco, ma quello deve essere conosciuto molto bene, altrimenti si rischia di “inventare” come spesso succede quando le arti marziali vengono prestate allo sport. Dico questo perchè spesso si vuole dare il proprio apporto, la propria interpretazione, senza aver nemmeno provato a conoscere le basi tecniche, storiche e culturali dell’arte che si pratica. Se non si fosse capito, la mia visione delle arti marziali parte con una profonda ricerca storica che poi nel tempo potrebbe anche evolvere in una ricerca “evolutiva” personale verso tecniche migliori.

  2. Occhio che forse non mi sono spiegato bene: seconde me non esiste una necessità di adattarli alla società. Anche perché sennò studieremmo l’uso delle armi da fuoco. Quello che forse non ho spiegato bene è che secondo me la cosa avviene in automatico, senza che ce ne accorgiamo. Io non penso che tu riesca a fare anche il più semplice dei kata in maniera perfettamente uguale al tuo maestro. Posto che secondo me ognuno adatta la tecnica a quelle che sono le sue capacità fisiche e mentali, quando a tua volta insegnerai la tecnica ad un tuo allievo, quello che trasmetterai è, molto probabilmente, qualcosa di un po’ diverso da quello che il tuo maestro sta trasmettendo a te.

  3. E’ proprio a causa del travisamento dovuto al “gioco del telefono” che spesso gli insegnamenti dei maestri non arrivano. E’ proprio per questo che è necessario per PRIMA cosa conservare la tradizione e rispettarla, per non perdere gli insegnamenti originari. Ovviamente man mano che la conoscenza passa da un mestro ad un allievo che a sua volta diventa maestro e così via, la conoscenza cambia. Ma tale bagaglio cambia proprio in virtù del MAESTRO che la insegna, non di uno qualsiasi. Il maestro è una persona che per prima ha acquisito il più possibile dalla tradizione, poi modificarla o perseverarla sta a lui e poi sta a noi allievi scegliere il maestro che più ci aggrada.
    Questo discorso è più che mai vero nel karate: molti americani e non solo, cinture nere in giappone, si sono spacciati poi per grandi maestri di arti marziali perché hanno studiato con tale grande maestro giapponese, magari tale maestro li ha insigniti di cintura nera con la speranza che questi se ne tornassero il prima possibile al loro paese (permettetemelo sto esagerando per esprimere un concetto che va compreso in più passaggi), ma sta di fatto che noi a volte neanche siamo certi che questi personaggi abbiano ricevuto veramente gli alti gradi dai famosi maestri giapponesi. Ecco che una volta ri-giunti in occidente si sono sentiti legittimati di fondare il proprio stile di karate, molto più consono alla tradizione occidentale però, facendo decadere una serie di dogmi della cultura giapponese e uccidendo del tutto quelli di quella okinawense (parlo di una grande crisi degli stili di Naha anche in Italia spacciati per goju-ryu), ovviamente tutto in funzione del dio denaro.
    Non mi sorprendo che quelli che io definisco VERI maestri di karate non amino le riprese o le foto durante gli stage o durante le dimostrazioni. Essi, e ne ho avuto la conferma, sono più che consapevoli che se alcune informazioni arrivassero gratuitamente (e non parlo in termini economici) a certe persone, queste sarebbero fonte di un’enorme speculazione del karate, o delle arti marziali in generale, come è accaduto in passato e come continua ad accadere.
    Faccio un esempio: un maestro di karate mostra un kata di cui abbiamo sentito parlare ma che solo in pochissimi conoscono e siamo consapevoli che questo kata sta andando perduto. Il maestro in questione lo mostra ad uno stage dove una persona riprende. Il giorno dopo il kata è su youtube e molte persone lo imparano (mnemonicamente). Molti maestri lo propongono così ai loro allievi, magari mentendo, dicendo di averlo imparate veramente dal maestro stesso e non dal video. Morale: il kata torna in vita e molti allievi lo hanno imparato, ma non l’hanno STUDIATO. Non hanno ricevuto la lezione del maestro che spiega il kata o che lo corregge o che lo “svela”. Tale kata e dunque inutile, solo una serie di sterili movimenti senza senso, mentre quello originario nascondeva magari chissà quale verità ancestrale oramai dimenticata. Per questo è importante la tradizione, per questo è importante acquisirla dai maestri stessi e non da autodidatta e solo dopo averla compresa appieno, allora forse avremmo la capacità di modificarla. Non è detto che la tradizione sia la perfezione, ma chi siamo noi per criticarla se prima non l’abbiamo compresa? Anche se ci arriva modificata rispetto alla sua matrice originaria, io dico che e sempre meglio che non acquisirla proprio.

  4. Ciao Fabio, la mia conoscenza del mondo delle arti marziali è molto ristretta, perciò preferisco non fare riferimento a probabili maestri truffaldini, o almeno non mi interessa in questa sede. Parto sempre dal presupposto di avere di fronte persone oneste. Il mio assunto è un altro: come si fa a verificare la correttezza della tradizione se ci sono tanti stili diversi? Quale stile, quale Maestro è fedele alla tradizione e come capirlo? E la prolificazione di tanti stili diversi è una ricchezza o una superficializzazione (passami il temine)?

  5. Purtroppo non si può verificare la correttezza della tradizione, e gli stili sono di per se il risultato della modificazione della tradizione stessa. E anche se ci fossero fonti storiografiche e letterarie, non potremmo mai apprendere un arte come se ce la stesse insegnando un maestro vero.
    Ma questa conclusione non può essere una scusante per non ricercare. Io credo che ogni maestro non può non modificare un’arte appresa, nonostante io sia un assiduo difensore della tradizione, perchè a capo di tutto ci deve essere il PRIMO maestro che ha inventato e teorizzato la tradizione, ma di sicuro questo primo maestro non aveva tutte le risposte dell’arte stessa che si è arricchita in base alle intuizioni dei maestri venuto dopo di lui. Il problema è capire come queste modificazioni sia avvenute, se in maniera lecita, a rispetto della tradizione, o illecita.
    Un altro aspetto che secondo me è importantissimo è il motivo per cui ricerchiamo la tradizione, quel cercare quella matrice comune ed originaria di tutte le arti che racchiude in se la prima verità dell’arte.
    Quando avremo trovato quella verità, troveremo la verità della tradizione, e in questo passaggio la varietà di stili sono un impedimento e non un arricchimento di ricerca, ma, come ho già detto, tali variazioni sono inevitabili e in aumento esponenziale col passare del tempo.

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