Stretching, Rilassamento e Respirazione

Venerdì c’è stata la terza lezione di Yoga. Onestamente non pensavo potesse darmi così tanto in termini di percezione del mio corpo. Il rilassamento totale che è risultato a fine sessione era tale che forse per la prima volta in vita mia ho respirato in modo involontario con il diaframma. Il mio corpo non aveva più nessuna tensione. Da allora la notte dormo “a quattro di bastoni”, russando fragorosamente, con tanto dispiacere da parte della mia compagna, ma con somma mia soddisfazione!

Questo aneddoto simpatico e questa esperienza nuova mi hanno fatto scoprire tensioni muscolari che non credevo di avere. Innanzitutto la pancia. Ho scoperto di avere i muscoli addominali spesso contratti. Questo se può andare bene ad un’atleta nell’atto del gesto (anche qui non so quanto gli faccia bene), di certo nella vita normale di tutti i giorni è uno spreco di energie e una bella concausa di stress. Riuscire, con la propria volontà, a rilassare i muscoli della pancia è il primo passo verso una piena esperienza dello scorrere del Ch’i nel proprio corpo. Senza questo rilascio totale della parete addominale, è difficile sentire l’energia affondare nel Tan Tien, il campo del cinabro.

E allora tutte le pippe che vi ho fatto sul piccolo circuito celeste, sulla sfera di Chi ecc. erano in realtà solo mie immaginazioni? Certo che no, erano però sensazioni molto meno profonde. Potrei paragonarle alle onde di una piscina mentre nuotate, paragonate al lento scorrere millenario di un imponente fiume.

Oltre che tensioni alla pancia, ho scoperto svariate piccole semi contratture alla schiena (che rottame, eh?). Ebbene, con lo yoga ho scoperto un modo nuovo di concepire lo stretching. Prima, per mia ignoranza, spingevo con il muscolo opposto per stirare il muscolo da “strecciare”. Il punto di vista insegnatomi in queste prime lezioni di Yoga è l’opposto: rilassarsi completamente. Tante grazie, che novità racconto? Eh, certi concetti ho scoperto, mio malgrado, che è facile raccontarli, è facile spiegarli e mi sono pure stati spiegati tante volte, eppure penso di non averli mai capiti, compresi fino in fondo, “groccati” (come direbbe il signor Smith di “straniero in terra straniera” di Heinlein).

E allora come faccio io, da un semplice blog, da una paginetta come tante che si trovano in rete, a provare a spiegarvi la mia sensazione di rilassamento? Come faccio a farvi comprendere quello che io stesso ho sentito, se non ho mai colto tutto ciò che mi spiegano coloro che me l’hanno insegnato e me lo insegnano tuttora? Se l’esperito non c’è, come si trasmette l’esperienza? Onestemente la mia risposta a queste domande esistenziali è sempre la stessa: non lo so! Però credo molto nell’intuizione: non sia mai che una parola giusta, nel momento giusto, possa favorirvi una sorta di illuminazione e farvi esclamare “eureka”!

Partiamo dal presupposto che una blanda sezione quotidiana di stretching è il miglior modo per sciogliere le rigidità del proprio corpo. Di solito seguo una delle tante sequenze che si trovano in rete. Parto dallo stirare i polpacci, per passare ai quadricipiti e agli adduttori delle gambe, alle anche, alla parte bassa e quella alta della schiena, le spalle, le braccia, i polsi e il collo. Tutti eseguiti lentamente, mantenendo la posizione di massimo stiramento per una 15ina di secondi, senza arrivare ad avvertire dolore. In questo modo si è sicuri di non farsi danni. Bisogna sempre ricordarsi di espirare quando si stira il muscolo e inspirare quando si ritorna nella postura naturale. Tutto svolto lentamente e senza forzare. Diciamo che in una ventina di minuti si riesce a stiracchiare tutto il corpo.

Eseguito lo stretching, ci si può sdraiare e incominciare una sorta di training autogeno. Anche qua si può iniziare dai piedi per poi salire. Si visualizza mentalmente, si porta l’attenzione su un punto del corpo e si può cercare di sentirlo caldo e pesante, dopodichè si passa ad un altro punto del corpo. Questo semplice processo mentale può servire molto facilmente al nostro scopo: rilassare le ultime tensioni muscolari resistite anche allo stretching.

Dopodichè, si può iniziare il controllo del respiro. Si appoggia una mano sulla pancia e si espira tutta l’aria che si ha nei polmoni. Quando si inspira la pancia deve sollevare la mano, mentre quando si espira la mano deve scendere. Si possono contare tre secondi per inspirare e 7 per espirare. Non concentrate tutta l’espirazione nei primi secondi, ma centellinate e distribuite uniformemente il flusso d’aria per tutta la durata del respiro. Su vari libri c’è scritto di immaginare il proprio apparato respiratorio come una bottiglia. Il fondo della bottiglia è il diaframma, il collo della bottiglia e la sua apertura sono le narici. Visualizzate perciò quando inspirate una bottiglia che si riempe dal basso verso l’alto e che si svuota al rovescio: dall’alto verso il basso.

Dopo un po’ di volte che praticherete questi semplici esercizi, se non vi addormentate subito, potreste iniziare a percepire una sorta di onda che attraversa il corpo. Quest’onda non è in sincronia nè con il battito cardiaco nè con il respiro, sembra avere vita propria. Il corpo si inizia a percepirlo come un liquido nel mare, che viene attraversato dalle onde. So che l’immagine sembra molto naif, però la sensazione che ho provato, e che sto provando ogni sera prima di addormentarmi, è proprio questa. Buone dormite!

Se voleste approfondire su testi certamente più autoritari delle mie povere parole, vi consiglio:
– I classici del T’ai Chi, di Waysun Liao;
– Tai Chi Chuan e Meditazione, di Da liu;
– Il respiro primordiale Vol. I e II, AA.VV.

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