Sakoku positivo

Voglio riprendere un termine che è stato molto importante nella cultura giapponese in generale, non solamente legata alle arti marziali, che è Sakoku. Questo termine indica l’isolamento nel senso culturale-economico del popolo giapponese e viene spesso usato con una connotazione negativa. Ragionandoci io credo che si possa intendere il Sakoku, limitato nel tempo, come un momento positivo di una profondità non ritrovabile in altri momenti della vita sociale personale.

Non voglio entrare nelle motivazioni storiche del fenomeno, ma nei suoi effetti nel mondo culturale che è costituito dai pensieri e dalle azioni dei singoli individui. Immaginando di isolarsi per lungo tempo si è portati a fare delle scelte di autosostentamento si di tipo fisico che di tipo mentale fino ad arrivare ad una gerarchia delle esigenze lasciando in fondo alla classifica ciò che è meno utile che nel tempo poi diventerà meno importante fino a sparire dal nostro elenco dei bisogni.
Le esigenze fisiche principali che staranno in cima al nostro elenco sono quelle del sostentamento, non dell’eccesso. Diviene quindi importante un cultura alimentare essenziale che elimina gli eccessi e ottimizza variegando l’alimentazione. Questo però non è tema di questo post.

Le esigenze mentali principali si rifanno però a domande interiori per il benessere e la continua crescita. In questo punto io vedo l’importanza di una visione positiva del Sakoku in quanto “obbliga” la personale introspezione e la ricerca di un armonia ordinata che appunto mira ad un benessere e ad una continua crescita interna che è tipica della cultura giapponese. E’ ovvio però che esiste un limite superiore temporale, gli stimoli interni devono diventare stimoli interni per essere continuo sprono al miglioramento e alla ricerca del benessere nel senso della Via Interiore.

Per non raggiungere questo limite superiore credo di possa introdurre un modo d’essere sintetizzabile come “isolarsi tra gli altri” e cioè riuscire a aprire la porta della propria mente solo quando essa è pronta per ricevere, avendo ben chiara l’importanza del “rinfrescare” le stanza dei nostri pensieri. Questo permette di attingere come da un cesto e portare casa il frutto che questi nuovi stimoli possono portare. Quando la porta è chiusa lo è nel senso positivo della figura perchè vuol dire che dentro si sta ragionando, meditando e sviluppando dei pensieri nuovi radicalmente o collegati a ragionamenti già fatti, che porteranno ricchezze e forse anche qualche povertà (il rischio esiste). Tutto il resto del plenum degli stimoli, ed è davvero grande, resta fuori, non ci tocca dentro perchè ne siamo distaccati, con lo sguardo rivolto verso noi e verso i nostri pensieri. Non c’è egocentrismo ma voglia invece di conoscere per meglio entrare armoniosamente in un ordine che fa parte anche di noi.

Vi siete mai isolati per lungo tempo? riuscite ad isolarvi in mezzo alle altre persone e in mezzo agli stimoli sociali? non credo sia facile, ma credo questa sia proprio un esigenza, uno stato da riscoprire un passo nella Via.

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3 risposte a “Sakoku positivo

  1. Il difficile è isolarsi, appunto. Quello è il primo passo, poi può venire tutto il resto. Ho pensato molte volte come possa essere una vita diametralmente opposta alla nostra. Magari una vita monastica all’insegna dell’Ora Et Labora. O una vita in una comune agricola, lontano dallo stress e dal caos delle grandi città. Poi il pensiero di tutti i problemi e le difficoltà materiali di una scelta del genere mi fa tornare con i piedi per terra. Ma la nostra vita, così come concepita dalla nostra società, è l’unica possibile?

  2. Oltre al problema di isolare se stessi dal mondo esterno, credo che sia molto più difficile isolare il mondo esterno da noi stessi. E’ più facile che esso influenzi noi e non noi ad influenzare il contesto in cui ci troviamo. E’ una battaglia quotidiana, che va di pari passo con la creazione della società. Quanto difficile è essere noi stessi nei confronti degli altri individui e quanti questi ci influenzano? Aristotele diceva che l’uomo è un animale sociale. In effetti per tutta la vita noi dipendiamo dagli altri, sia economicamente che sentimentalmente. Lo scopo di isolarsi è quello di conoscere noi stessi, e conoscere noi stessi significa conoscere tutto perchè l’intima verità coincide con la verità assoluta. Perchè partire dalla conoscenza dell’universo se l’universo è dentro di noi?

  3. Fabio, io vedo l’universo come specchio per conoscere noi stessi e noi siamo uno specchio per conoscere l’universo. Non credo sia possibile prescindere dalla visione in entrambe le direzioni per conoscere la Verità, il Tutto. Infatti secondo me l’isolamento deve essere temporaneo e forse anche ciclico.

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