La Via interiore

Riprendo con questo post una questione continuamente dibattuta nel mondo delle arti marziali e di cui abbiamo già parlato nel post Tradizione o Sport? e cioè quella del modo in si pratica e di quale sia il suo fine.

Riprendo questo discorso perchè in questo periodo sto rileggendo, dopo alcuni anni e con una maturità diversa, il Bubishi nella traduzione e commento di Patrick McCarthy dove vengono proposte alcune teorie storiche sulla formazione di quello che adesso viene comunemente riconosciuto come Karate-do giapponese.

Riprendo quanto scritto dal M° Funakoshi:

“La mente e la tecnica devono divenire un’unica cosa nel Karate-dō, il Dō, la via, è molto più della tecnica, più dell’arte (Jutsu): una via, un lento e misterioso cammino dell’essere verso la propria perfezione, il proprio compimento. “

In questa frase il maestro dopo aver detto che la mente e la tecnica devono unirsi sembra voler dire che, anche se unite nel Karate, esse non hanno la stessa importanza. Il Do, la Via, ha un posto predominante e quindi più importante. La Via inoltre ci dice che è Lenta e Misteriosa, questo aiuta il praticante nella sua sete si apprendimento: non è una cosa rapida e non è palese come la tecnica. C’è del mistero che è tipico di un percorso interiore di una Via Interiore e questa via è il Karate-Do.

“Si deve superare lo sport, il fatto fisico e l’arte altrimenti si resta nel contingente, nell’incompiuto, nel superficiale. Il Karate praticato solo come sport ha come obiettivo la vittoria nella gara mentre il Karate-dō quello di vittoria nella vita.”

Qui Funakoshi vola altissimo e mette il praticante davanti ad un bivio. La risposta non la suggerisce ma rimarca la differenza tra Karate e Karate-Do spronando quindi a ricercare dentro di se una risposta su cosa il praticante vuole e quindi spingendolo brutalmente a fare comunque i primi passi della Via Interiore. E’ ovvio che chi si accosta alle parole del maestro con attenzione ha già iniziato una ricerca personale, purtroppo questo non viene spesso fatto ed i pochi che si pongono con questa mentalità vengono additate come mosche bianche ed attaccate anche brutalmente da chi invece predilige l’arte e la tecnica.

Personalmente credo che il maestro esortasse a far tesoro degli insegnamenti del Karate-Do ricordando che essendo Via deve anche uscire dal dojo, essere coltivata nel profondo perchè l’obiettivo è quello del migliorare se stessi per raggiungere il proprio compimento personale che è la propria vittoria nella vita.

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