Ci vuole il tempo che ci vuole

La riflessione di ritorno dall’allenamento di ieri mi è stata ispirata da poche frasi di Tiziano Terzani che riporto qua:

“Ormai nessuno ha più tempo per nulla. Neppure di meravigliarsi, inorridirsi, commuoversi, innamorarsi, stare con se stessi. Le scuse per non fermarci a chiedere se questo correre ci rende felici sono migliaia, e se non ci sono, siamo bravissimi ad inventarle.”

Il collegamento nasce da un ricordo dei primi anni di pratica in cui, bambino, mi veniva ripetuto durante la pratica dei kata di contare 1 ogni volta che avevo finito di eseguire uno spostamento o movimento. All’epoca il più delle volte mi veniva motivato questo insegnamento col fatto di far vedere meglio la posizione in ottica sportiva da gara in cui il gesto deve avere il tempo di essere giudicato. Con gli anni ho invece sviluppato, come credo abbiano fatto tutti nell’evoluzione dell’apprendimento, un diverso approccio, più critico. Qui arriva l’aggancio con Terzani.

Terzani con quelle poche righe, a mio parere, voleva porre l’attenzione su quello che viene comunemente chiamata la Gestione del Tempo sottolineando il fatto che per fare qualsiasi cosa come meravigliarsi, inorridirsi, commuoversi, innamorarsi, stare con se stessi è necessario dedicarci del tempo e non quanto tempo decidiamo noi (sempre poco perchè sempre di corsa) ma quello che è necessario per fare fino infondo quello che dobbiamo. Questo come si collega con la pratica marziale e con i kata?
Ieri allenandomi ho rivisto lentamente, per fare memoria, le sequenze di Bassai Dai e Seipai staccando alla vecchia maniera (conto 1) ogni movimento e mi rendevo conto che non sempre coincideva coi tempi a volte lenti altre veloci del kata. Quindi ho tradotto quel “conto 1” in “attento a prenderti il tempo di scaricare sempre completamente la tecnica” e credo proprio che questo non sia scontato per tutti e sia quello che poi crea automaticamente il ritmo del kata specialmente nei superiori in cui movimenti rapidi e potenti sono intervallati da movimenti lenti e respiratori. Quindi tutto si assesterà sui “polmoni” di chi esegue la tecnica che ovviamente dovrà calibrare il respiro in funzione anche del ritmo proprio del kata. Ovviamente questo non libera dal fatto che il kata avrà la sua durata e quindi non si è liberi di renderlo lungo il doppio o più perchè rallentiamo enormemente le tecniche di respiratorie. Quindi per eseguire una tecnica secondo me “ci vuole il tempo che ci vuole” e questo ci aiuta ancora una volta ad entrare nell’esecuzione corretta e a caratterizzare l’esecuzione con la nostra rilettura del kata.

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2 risposte a “Ci vuole il tempo che ci vuole

  1. Grande citazione di Tiziano Terzani, siamo sulla stessa lunghezza d’onda 🙂
    Il tempo di un kata o lu (io facevo quelli shotokan e tai chi, ora quelli di Iaido) è meraviglioso tempo dedicato a noi stessi, che fa crescere consapevolezza tra una tecnica e l’altra, durante le pause… buona pratica!

    • Terzani ha molti spunti interessanti per le arti marziali, del resto la sua conoscenza dell’oriente era profonda.

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