Tensho e l’estraneo

Ieri ho allenato il kata Tensho, che Miyagi ha composto dopo aver studiato l’arte cinese del combattimento della scuola del Sud (Rokkishu) al tempo del suo viaggio nel Fujian. Questo kata rappresenta il “morbido” della scuola Goju-Ryu. Lo si esegue a mano aperta e con un lavoro di respirazione ed è complementare al kata Sanchin che rapprensenta invece la parte “dura” del Goju-Ryu.

Ieri ho eseguito la versione dell’hayahi-Ha Shito Ryu:

La difficoltà di questo kata è tutta nella posizione e nella respirazione. Il ritmo è lento nel suo complesso ed il numero di movimenti è ridotto. Il fisico viene provato solo dalla respirazione nell’alternarsi di inspirazioni rapide ed espirazioni lente e controllate. A differenza del classico irrigidimento del corpo (vedi Sanchin) la mia esecuzione mirava invece alla minima tensione muscolare possibile degli arti, alla massima contrazione addominale attraverso l’espirazione.
Durante i movimenti si nota un continuo dodolio del bacino che si rilascia (arretra) durante la breve inspirazione e richiama in avanti il pube durante espirazione. Durante l’espirazione in sanchin dachi la sensazione è quella di stabilità che nasce dall’abbassamento del baricentro e dalla spinta laterale delle gambe tipica del sanchin dachi.

La respirazione è l’altro fulcro di Tensho. La prima cosa da ricordarsi è quello di entrare nello stato mentale corretto. La mia personale esperienza è quella per cui il miglior stato lo si raggiunge durante il saluto e si conclude con un stasi in posizione di yoi (naha-te) in cui lo sguardo è fisso verso l’infinito, le gambe leggermente piegate, l’addome leggermente contratto ed il respiro lieve. Credo comunque che ogni kata naha-te sia corretto iniziarlo con questa preparazione. Quando tutto “tace” è il momento di partire coordinando gambe e braccia all’unisono nell’eseguite il primo morote uchi uke che parte normale e chiude lento seguendo i ritmi della respirazione. La ripetitività del kata inoltre permette di affinare la tecnica ad ogni passaggio e questo aiuta anche la concentrazione e quindi il mantenimento dello stato mentale per tutto il kata.

Un picco aneddoto proprio dell’allenamento di ieri. Mi metto sempre in uno spiazzo di cemento coperto da un tetto di legno all’interno di un parco vicino a casa. Di solito ci sono solo io, mentre ieri sera è arrivato un estraneo che si è posizionato anche lui sotto questo gazebo (è molto grande sarà 20 x 10 metri) e di sottecchi si è messo a guardarmi facendo finta di rilassarsi. Ho pensato allora che anche questo è allenamento perchè, un altro punto da allenare ulteriormente è l’attenzione attraverso il completo assorbimento nel gesto e nella mente del kata e così ho continuato nel ripetere il kata chiudendomi nell’ascolto del kata.

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