Il respiro dinamico

Ieri sera sono andato ad allenarmi in un parco vicino a casa dove ho trovato un posto tranquillo dove soprattutto non rischio di fare merenda con nuguli di insetti di ogni specie conosciuta. Ho posto il proposito dell’allenamento sul respiro e sul suo ritmo rispetto al movimento. Nelle pratiche giapponesi in genere e soprattutto nel Karate ai gradi elevati, diciamo da cintura marrone in poi, è richiesto di sviluppare con sempre maggiore consapevolezza quello che viene detto il kime e cioè la manifestazione dell’energia del movimento attraverso la sua dinamica e attraverso la dinamica respiratoria.

Il respiro nella dinamica del movimento aiuta ad esprimere la propria energia (chi o ki) esattamente nel momento corretto aiutando quindi ad “interpretare” il combattimento virtuale come è stato pensato dal maestro che ha codificato il kata. L’energia deve quindi essere espressa attraverso la dinamica e il respiro senza però cadere nella contrazione estrema. C’è chi invece pone tutta la propria energia nel muscolo che esegue il gesto e nella semplice (ma utile) contrazione degli addominali, questo comporta due svantaggi importanti da evitare e cioè lo spreco di energia e l’instabilità nel movimento.

Il respiro si riconduce ad un movimento del diaframma coordinato con il gesto atletico:

1. Prima del gesto: breve ispirazione dal naso.
2. Contemporaneo al gesto: breve espirazione dalla bocca.

questo alternarsi avviene in modo ciclico e continuativo per ogni movimento seguendo il ritmo caratteristico del kata.

La quantità di aria inspirata è sostanzialmente sempre la stessa, quello che varia è il tempo con cui viene espirata, che viene calibrato per eseguire tecniche Veloci o tecniche Lente (o di respirazione). Sia l’inspirazione che l’espirazione sono diaframmatiche e quindi quello che si gonfia e sgonfia è l’addome rilassandosi e contraendosi. La sensazione che ci conferma l’esatta esecuzione è quella di stabilità e se si ha su il karategi il classico schioccare della stoffa. Altra conferma ancora più genuina è quella per cui un osservatore esterno ci riporti l’aver ricevuto una sensazione di potenza e efficacia nell’osservare il movimento ed il kata nel suo genere.

Rimango volutamente generico nel descrivere questa importante parte della pratica e dell’allenamento perchè deve essere il principio cardine da cercare continuamente di affinare.

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